Libertà d’informazione, Italia al 49° posto

Posted on 5 novembre 2010

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photo: rsf.org

“La nostra ultima classifica mondiale sulla libertà di stampa contiene sorprese piacevoli, mette in luce realtà pesanti e conferma alcune tendenze – ha dichiarato, lo scorso ottobre, Jean-François Julliard, segretario generale di Reporters Sans Frontières, in occasione della pubblicazione della nona edizione della Classifica Mondiale sulla Libertà di Stampa – oggi più che mai, si vede che lo sviluppo economico, la riforma istituzionale ed il rispetto dei diritti fondamentali non necessariamente vanno di pari passo.

La difesa della libertà dei mass media continua ad essere una battaglia, una battaglia di vigilanza nelle democrazie della vecchia Europa ed una battaglia contro l’oppressione e l’ingiustizia nei regimi totalitari ancora sparsi per il globo. Dobbiamo salutare i motori della libertà di stampa, con Finlandia, Islanda, Paesi Bassi, Norvegia, Svezia e Svizzera in testa. Dobbiamo anche rendere omaggio agli attivisti dei diritti umani, giornalisti e blogger di tutto il mondo che coraggiosamente difendono il diritto di parola.

Il loro destino è la nostra preoccupazione costante. È inquietante vedere come molti paesi membri dell’Unione Europea continuano a scendere nella classifica (Italia, ndr.). Se non si marcia insieme, l’Unione Europea rischia di perdere la sua posizione di leader mondiale nel rispetto dei diritti umani. Se ciò dovesse accadere, come potrebbe essere convincente quando chiede ai regimi autoritari miglioramenti nel rispetto dei diritti umani? C’è bisogno urgente per i Paesi Europei di recuperare un comportamento esemplare.

Siamo anche preoccupati per i provvedimenti più gravi adottati dai governi all’altra estremità della classifica dove Ruanda, Yemen e Siria hanno raggiunto Birmania e Corea del Nord nel gruppo dei Paesi più repressivi del mondo nei confronti dei giornalisti. Questo non fa ben sperare per il 2011. Purtroppo, la tendenza nei Paesi più autoritari, non è quella del miglioramento. Reporters Sans Frontières ha ripetutamente espresso la sua preoccupazione per il peggioramento della situazione della libertà di stampa nell’Unione Europea e il 2010 conferma questa tendenza.

Tredici dei 27 membri dell’Unione europea sono nei top 20, ma alcuni degli altri 14 sono in posizioni molto basse della classifica. L’Italia è 49a, la Romania 52a e la Grecia e la Bulgaria sono insieme nella 70a.

L’Unione Europea non è un tutt’uno omogeneo per quanto riguarda la libertà dei mass-media. Al contrario, il divario tra le migliori e le peggiori continua ad allargarsi. Non c’è stato alcun progresso in vari Paesi dove Reporters Sans Frontières ha evidenziato problemi.

Tra questi, soprattutto, Francia e Italia, dove gli eventi dello scorso anno (le violazioni della tutela delle fonti dei giornalisti, la continua concentrazione della proprietà dei media, le dimostrazioni di disprezzo e di impazienza da parte di esponenti governativi nei confronti dei giornalisti e del loro lavoro, le convocazioni giudiziarie) hanno confermato la loro incapacità d’invertire questa tendenza.

Diversi Paesi condividono il primo posto nella classifica di questo 2010: quest’anno sono:

  • Finlandia
  • Islanda
  • Paesi Bassi
  • Norvegia
  • Svezia
  • Svizzera

Questi sei paesi  si pongono ad esempio per il modo con cui rispettano i giornalisti e i mass-media e li proteggerli da abusi giudiziari. Ed hanno anche continuato a migliorarsi. L’Islanda, per esempio, sta esaminando un disegno di legge esemplare, la Iceland Modern Media Initiative (IMMI), che fornirebbe un livello di protezione unico per i mass media. La Svezia si distingue per il suo Press Freedom Act, che ha contribuito a creare un clima particolarmente favorevole per il lavoro dei giornalisti, con la forza delle sue istituzioni e il suo rispetto di tutti quei settori della società, compresi i mezzi di comunicazione, il cui ruolo in una democrazia è quello di domandare e sfidare coloro che occupano posizioni di potere. (REPORTER SENZA FRONTIERE)

Consultate l’indice mondiale della libertà di stampa 2010 a fondo articolo.

Dicono sulla situazione della libertà di stampa in Italia (testo originale in inglese, ndr.):

The state of press freedom in Italy, caught between draconian draft reforms and threats from the mafia, is more and more worrying to its European neighbours. The grip of mafia gangs on the media sector is strengthening and forcing a large number of journalists to tread warily. Silvio Berlusconi’s return to power brings back into focus the question of broadcast media concentration and government control. Legislative reform that would ban publication of some legal steps is incompatible with EU democratic standards.

Journalists investigating mafia and gangland activities, particularly in the south, do it at risk of their lives. Around a score of them, including Roberto Saviano, Lirio Abbate, Rosanna Capacchione and others still live under police protection. One phenomenon affecting the world of sport is the rise of threats against journalists specialising in football from groups of violent supporters often expressed by chanting and banners inside the football stadiums.

The Italian press can fall victim to a range of reprisals involving torching of cars and doors of their homes, threatening letters and intimidation of their families, all in the guise of “advice” given to those who persist in exposing what has gone wrong in Italian society. The grip of mafia groups on the media has become so threatening that in 2009 these groups were added to Reporters Without Borders’ list of press freedom predators.

In an anomalous situation within the European Union, prime minister, Silvio Berlusconi still controls the three channels of public RAI television as well as the leading privately owned radio and television group Mediaset, increasing political interference in their editorial lines and fostering self-censorship on the part of a section of the profession. Television which remains the main source of news for 80% of the population also attracts the lion’s share of national advertising revenue. The law promulgated by the Italian communications minister Maurizio Gasparri removed all limits on the distribution of advertising revenue, opening the door to an often massive “reorientation” in favour national television channels, particularly those belonging to the Berlusconi family.

Other recurrent problems remain, such as recruitment to the profession which is still extremely rule-bound. Those wishing to enter journalism have to pass a competitive exam and must become members of a professional body. Defamation remains a crime and the right of access to public or private information is not in practice respected.

The draft law on the publication of legal steps, which is currently under debate, contains serious threats for investigative journalism, proposing among other things a ban on publishing phone-tapping ordered by a prosecutor, until the completion of an investigation. The publication ban also applies to the work of investigative commissions. Once the draft law was adopted, journalists would from then on be unable to inform the public about any arrests, seizures or searches ordered by judges. Publication of steps, conversations or communications – the destruction of which had been ordered by a prosecutor – would still remain banned. A journalist or media violating this secrecy would face a prison sentence or very heavy fines and a three-month ban on exercising their profession”. (REPORTER SENZA FRONTIERE).

Matteo Vitiello

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